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"ora la caccia divide il centrodestra" PDF Stampa E-mail

Ora la caccia divide il centrodestra  Stagione venatoria, la Prestigiacomo contro la liberalizzazione    Anche il Secolo d´Italia dà spazio agli appelli delle associazioni ambientaliste  ANTONIO CIANCIULLO ROMA - L´affondo di doppietta selvaggia spacca il centrodestra. L´emendamento che liberalizza la stagione venatoria, bocciato dal governo alla Camera, è stato riproposto in aula al Senato dal blitz della pattuglia legata all´ala più estremista dei cacciatori. Ma il prezzo pagato è stata una reazione di rigetto della caccia no limits molto forte anche all´interno della maggioranza.
Gli emendamenti sono stati definiti «inaccettabili» dal ministro dell´Ambiente Stefania Prestigiacomo perché «inseriscono un criterio di discrezionalità nei calendari dell´attività venatoria: la misura può dar luogo a interpretazioni estensive inconciliabili con le esigenze di tutela del patrimonio faunistico e dell´equilibrio ambientale. E´ una proposta in contrasto con le normative comunitarie e farebbe scattare un ulteriore aggravamento delle procedure di infrazione già avviate nei confronti del nostro paese con il rischio di pesanti sanzioni».
Anche il Secolo d´Italia ha dato ampio spazio a un appello firmato da oltre cento associazioni ambientaliste, animaliste e della società civile che chiedono al ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi di fermare la deregulation della caccia. Nell´articolo si citano i parlamentari del Pdl contrari all´abolizione dei limiti del calendario venatorio e un sondaggio dell´Ipsos che dà la misura dell´impopolarità delle proposte avanzate a più riprese da doppietta selvaggia. L´86 per cento degli italiani è contrario ad allargare il periodo di apertura della caccia. Il 94 per cento non vuole dare un fucile in mano a un sedicenne. Il 91 per cento chiede di non sparare nei parchi.
Perfino i cacciatori sono divisi. Da una parte c´è l´ala oltranzista di cui fa parte il Comitato nazionale caccia e natura che chiede «la modifica dei calendari venatori solo nei termini e nei limiti della legge europea» ma di fatto punta a far saltare le date in modo da far partire la deregulation. Dall´altra Arcicaccia che ricorda la necessità di legare il cacciatore al territorio e denuncia il «bracconaggio elettorale» temendo un effetto boomerang che metterebbe in difficoltà anche i cacciatori moderati.
In serata, in attesa del voto previsto per oggi, Ronchi ha proposto una mediazione: le variazioni del calendario venatorio dovrebbero essere supportate da studi scientifici e dal parere dell´Ispra «garantendo così un coordinamento scientifico a livello nazionale e il pieno rispetto dell´esigenza che lo Stato mantenga una funzione di controllo sull´attività regionale per il rispetto della direttiva europea».
«Non cambia nulla», ribatte Nino Morabito, responsabile della fauna selvatica di Legambiente. «Il parere scientifico è richiesto anche dalla normativa attuale: che bisogno ci sarebbe di una nuova legge se non per sparare ad agosto? La verità è che, se la norma passasse, i paletti per l´apertura e la chiusura della caccia resterebbero solo per i mammiferi: i migratori potrebbero essere tranquillamente impallinati nei periodi vietati dall´Unione europea».
Antonio Cianciullo
La Repubblica 28/01/10

 
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